martedì 11 agosto 2015

Trivellati alle (s)palle dal governo del "MIgnottone"

«Il temuto ok del governo Renzi c’è stato. Il peri­colo, adesso, è che venga rila­sciato il titolo con­ces­so­rio unico e que­sto con­sen­ti­rebbe, in bre­vis­simo, alla mul­ti­na­zio­nale del greg­gio di atti­vare il can­tiere». L’allarme viene lan­ciato dal coor­di­na­mento nazio­nale No Triv. Il can­tiere è quello della piat­ta­forma off­shore «Ombrina mare», per ora esi­stente sulla carta ma già odiata dall’Abruzzo e dalla sua popolazione.
L’impianto, che ha appena otte­nuto il pla­cet del comi­tato VIA nazio­nale e dei mini­stri dell’Ambiente, Gian Luca Gal­letti, e dei Beni cul­tu­rali, Dario Fran­ce­schini, che hanno fir­mato il decreto di com­pa­ti­bi­lità ambien­tale, dovrebbe sor­gere al largo della Costa dei Tra­boc­chi, in pro­vin­cia di Chieti, per mano della società Roc­khop­per, che suc­cede alla Medoil­gas. Il pro­getto pre­vede, non lon­tano dalla riva, la rea­liz­za­zione di pozzi di petro­lio – da 4 a 6 — , di chi­lo­me­tri di reti sot­to­ma­rine per tra­spor­tare il greg­gio e il metano estratti e il posi­zio­na­mento di una nave Fpso con tanto di ter­mo­di­strut­tori e… con vista spiag­gia e ombrel­loni. In sostanza pre­vede la distru­zione del lito­rale… «La Medoil­gas spa – ripren­dono i No Triv – ha ori­gi­na­ria­mente chie­sto e otte­nuto un “per­messo di ricerca” di idro­car­buri, a cui ha fatto seguito una istanza di “con­ces­sione” per l’estrazione: per ognuno di essi era pre­vi­sto un pro­ce­di­mento volto ad otte­nere sin­gole auto­riz­za­zioni, come san­cito dalla legge». «Ad un certo punto – spiega Enzo Di Sal­va­tore, costi­tu­zio­na­li­sta – gra­zie ad alcune norme, la società Roc­khop­per, suben­trata alla prima, ha potuto chie­dere che il vec­chio pro­ce­di­mento ammi­ni­stra­tivo fosse con­ver­tito in uno nuovo e più snello, pre­vi­sto dallo Sblocca Ita­lia, per il rila­scio del “titolo con­ces­so­rio unico”, con­ce­pito per con­sen­tire, ad un tempo, la ricerca e l’estrazione».
Il rischio è che tale titolo arrivi in fretta, in quanto lo Sblocca Ita­lia pre­vede che il nuovo pro­ce­di­mento debba essere con­cluso entro 180 giorni. «Tutto ciò – evi­den­zia Di Sal­va­tore – lo si deduce dal decreto mini­ste­riale 4 mag­gio 2015, pub­bli­cato sul Buig (Bol­let­tino uffi­ciale degli idro­car­buri e delle geo­ri­sorse) del 31 mag­gio scorso, alla pagina 22». Un colpo mae­stro, geniale e sopraf­fino, con il quale si sal­tano tutte le tappe inter­me­die che nor­mal­mente con­du­cono ad una con­ces­sione, cioè quelle durante le quali si pro­du­cono docu­menti, numeri, dati, atti e si emet­tono valu­ta­zioni certe. Come con­tra­stare «Ombrina», allora? «La Regione Abruzzo – ripren­dono i No Triv — con­ti­nui sulla linea di oppo­si­zione alla poli­tica ener­ge­tica del governo nazio­nale. Si orga­nizzi con altre Regioni per deli­be­rare la richie­sta di refe­ren­dum abro­ga­tivo dell’articolo 35 del Decreto Comitato Sviluppo e vari una legge che dia l’alt defi­ni­tivo ai pro­getti petro­li­feri resu­sci­tati dal Decreto Sviluppo».
La Regione – per voce dell’assessore Mario Maz­zocca – ha già annun­ciato il ricorso al Tar e la costi­tu­zione di un gruppo di lavoro che abbrac­cerà il pool di scien­ziati messi insieme da Wwf e Legam­biente, a cui si sono aggiunti Fai, Ita­lia Nostra, Mare­vivo, Pro Natura, Arci e il Cen­tro Studi Ceta­cei di Pescara; e gli esperti del coor­di­na­mento «No Ombrina». «Si tratta di un pro­getto – afferma Fabri­zia Arduini, del Wwf – pen­sato per distrug­gere un’ampia zona e va stop­pato: è l’obiettivo comune. Per­tanto occorre met­tere in campo i migliori stu­diosi e tec­nici che indi­vi­duino ed evi­den­zino gli effetti reali, per molti versi deva­stanti, tra inqui­na­mento e degrado, che l’impianto avrebbe su que­sto ter­ri­to­rio e sulle acque dell’Adriatico. Per­ché – sot­to­li­nea– come già ripor­tato in docu­menti uffi­ciali, la costa tea­tina è a tutti gli effetti una marca ori­gi­nale e distin­tiva, un patri­mo­nio di risorse iden­ti­ta­rie, dove il pae­sag­gio è il perno centrale».

Mare e col­line… con vin­coli ambien­tali, con riserve, tutele, habi­tat pecu­liari, eco­si­stemi unici e siti di inte­resse comu­ni­ta­rio. Un insieme che, sem­pre in un con­ten­zioso con­tro «Ombrina», nella sen­tenza 04123 del 2014, il Tar del Lazio defi­ni­sce «bene pri­ma­rio», con i carat­te­ri­stici «tra­boc­chi e il loro intorno» che rap­pre­sen­tano «patri­mo­nio storico-culturale» da difendere.


Fone. Il Manifesto

(by Nicola)

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